“inTeatro” di Tamar hayduke

 

mjras, un gruppo multidisciplinare di progettazione, ha collaborato con Q&A projects, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura e al Turismo di Urbino, dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata Iraniana, per curare una serie di esposizioni che presentino Yeke a Pesaro e Urbino.

Le mostre sono state ospitate in luoghi non convenzionali iniziando con il Foyer del Teatro Sanzio dove l’esposizione era correlata alla stagione teatrale e ne costituiva la sezione “Arte”.

Due tele della larghezza di 2 metri tagliavano lo spazio, allestite nel vuoto e non su pareti, rivelavano anche i loro retro, dove l’artista insieme ad alcuni segni di note lascia la sua firma.

“requiem of a technique” e “requiem of an (ism)” due preghiere appese dall’alto, abbracciate dalla temporanietà di un luogo che accoglie per separare, per discostare la routine del quotidiano dall’esperienza prospettata dal palcoscenico.

Sono opere realizzate senza finiture e con colpi robusti di pennellate su collage di disegni.

Volti e oggetti e corpi, ovvero maschere e protagonisti, si intessono in un contesto dove la continuità è quella dello spazio.

Le misure evocano uno schermo di cinema che proietta atti variabili nella loro sequenza, inquadrature che si raccontano e si rendono appartenenti uno all’altro in uno scenario i quali svolgimenti spettano all’estro dello spettatore.

Questa elaborazione annuncia i quadri che verranno, dove la ricerca si comincierà a svolgere sotto un titolo generale “spazi indipendenti dal tempo” e dove gradualmente la figura, pur essendo sempre presente, apparirà sempre più fusa in altre e ridotta a sintesi.

“dinamismo della vita” invece, è un ritratto che emerge dal proprio alveo cromaticamente consimile, per funzione del mutamento della direzione delle sciabolate che lo sbalzano. Il dinamismo è l’evolvere che da un prototipo apparentemente sobrio, è capace di scaturire animo e indole.

Il ritratto, dalla sua posizione laterale, fissa il visitatore con uno sguardo opaco quasi trasparente. Uno sguardo che continuerà ancora a evocarne altri, nel momento in cui fa parte della collezione del teatro.

 

Tamar Hayduke

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